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La storia
in bottiglia. Il vetro, o meglio i contenitori in vetro, erano
già conosciuti fin dai tempi dei romani, che li usavano più che altro
per riporre gli unguenti e gli oli balsamici, mentre la bottiglia in vetro,
benché non come la conosciamo noi oggi, fu opera degli Inglesi ed il primo
vino che ebbe l’onore di “alloggiare” dentro questo elegante vestito fu
lo champagne. Le varie forme dei contenitori per il vino o altro si sono
poi evolute nel tempo per favorire, tra l’altro, l’affinamento, il trasporto
e indicare la provenienza del prodotto. La bottiglia bordolesa indicava
che il vino contenuto proveniva da Bordeaux, e la borgognona dalla zona
della Borgogna, la champagnotta per quello della Champagne e la renana
o l’alsaziana per i prodotti di queste zone. Con il passare del tempo,
sull’esempio francese si sono susseguite altre forme, non solo per il
vino, ma anche per distillati e altri liquidi. In Italia il contenitore
più famoso è certamente il fiasco che ha fatto conosce e apprezzare in
tutto il mondo il Chianti. Altra
bottiglia non meno famosa è l’anfora, che caratterizza tuttora il Verdicchio
di Jesi ed il suo produttore, quindi a colpo d’occhio l’anfora indica:
tipologia di vino, azienda e regione. Ancora in uso è la bottiglia marsalesa
usata per il vino di Marsala, simile alla bordolesa, ma con il collo a
forma di foglia d’ulivo, per indicare che in Sicilia non c’è solo il vino
ma anche del buon olio. La genzana fu creata invece per la valorizzazione
dei vini di Genzano, in Lazio e l’albeisa, più elegante della borgognona,
per i vini del comprensorio di Alba. Esistono poi delle forme personalizzate
di aziende che commercializzano i propri prodotti in bottiglie diverse
dalle solite per favorirne il riconoscimento. Da queste brevi e incomplete
considerazioni sulle bottiglie è nata l’idea di creare la “nuragheisa”,
per rispondere anche a questa domanda: è possibile creare una bottiglia
che rappresenti la Sardegna e nel contempo renda riconoscibile la provenienza
del prodotto, sia maneggevole, elegante e che dia valore aggiunto ai prodotti
in essa contenuti? La risposta positiva alla domanda è stata appunto la
nuragheisa. E che abbia raggiunto il suo scopo lo dimostrano tanti lusinghieri
apprezzamenti sia dai produttori sia dalle autorità che hanno avuto occasione
di visionarla. Infatti, consente il riconoscimento immediato della provenienza
del prodotto, è elegante e la particolare forma tronco-conica fa si che
possa una volta vuota, divenire un oggetto di arredamento. Una parte degli
eventuali profitti derivanti da quest’idea saranno devoluti al fondo Edo
Tempia di Biella, che si occupa di cura e ricerca sul cancro, e una parte
ad un ente che in Sardegna si occupa di cura e ricerca dell’anemia mediterranea.
Ennio
Pilloni
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